
RICHIESTA DI GRAZIA PER UN GIOIELLIERE di Gambucci Gianfranco
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Da giorni imperversano sui giornali notizie in relazione ad una grazia che il nostro Presidente della Repubblica dovrebbe concedere ad gioielliere del cuneese di nome Mario Roggero, che è entrato in carcere ieri per scontare una condanna a quattordici anni e nove mesi, a seguito di una sentenza passata in giudicato, avendo ucciso due persone (dice una fonte giornalistica , che ad uno degli uomini diede anche dei calci dopo avergli sparato).
Subito dopo la sentenza, una marea di cittadini italiani si sono uniti ad alcuni politici per chiedere la grazia a favore di Roggero. Lo stesso Ministro della Giustizia ha cominciato ad istruire (speriamo a far istruire) la pratica da inoltrare al Presidente della Repubblica. Caso già di per se strano in un paese in cui ritardano regolarmente i treni, in cui le file al pronto soccorso sono interminabili, in cui se non ti rivolgi ad una struttura privata ed hai un problema di salute serio il primo appuntamento utile te lo danno a babbo morto ecc. ecc.. Il Ministro ha messo così tanto zelo nell’iniziare la procedura che la moglie stessa del condannato è stata bruciata al fotofinish nel chiedere la stessa cosa.
Il Presidente della Repubblica ha gli strumenti per valutare l’eventuale caso per i poteri conferitigli dall’ Art. 87 della Costituzione e sono tranquillo che, se non ha già risolto il caso nei dovuti modi, saprà affrontare anche eventuali polemiche, maldestri tentativi di strumentalizzazione, attacchi scomposti di certa stampa e di certa politica allergica alle regole del buonsenso.
Per tanti di noi cittadini normali o sedicenti tali, comunque fa un certo effetto il fracasso che sui social una moltitudine altri cittadini normali o sedicenti tali fa in favore della richiesta di grazia per il gioielliere cuneese. Si sono creati due fronti contrapposti:
quelli che della grazia non si pongono il problema perché a loro parere il problema è insussistente, perché capiscono che è nelle prerogative del Presidente della Repubblica valutare, perché conoscono le leggi in materia di Legittima Difesa (in particolare quella del 2019 approvata dal Parlamento quando anche la Lega di Salvini era al governo) e diceva tutt’altra cosa rispetto al caso Roggero. Quelli a cui fa ribrezzo che un uomo qualsiasi insegua due italiani o due stranieri (nel caso italiani), gli spari alle spalle dopo un inseguimento e tenti di ucciderne un terzo. Quelli che non ucciderebbero mai un loro simile, qualunque ne siano le conseguenze.
E poi l’altro schieramento:
quelli che vogliono la grazia a prescindere. Quelli per i quali un danno patrimoniale ha un valore pressoché uguale ad una vita umana (in questo caso a due). Quelli che vogliono intoccabile il perimetro delle loro proprietà (sacrosanto e tutelato dalla legge. Legge che non consente tuttavia di sparare in ogni caso e che richiede quantomeno che la difesa sia proporzionata all’offesa ) Quelli che troppo spesso dimenticano che fanno costantemente scempio delle proprietà collettive con abusi e sfruttamenti di ogni genere ed in questo caso sono per la grazia perché la proprietà a prescindere va tutelata a modo loro . Quelli che comunque hanno una rabbia dentro e la devono scaricare magari anche soltanto su una tastiera di un telefonino. Che vedono montare la rabbia degli altri e la cavalcano, contribuendo ad accrescerla. Quelli che, come nel Far West, sono convinti di farsi giustizia da soli perché per loro lo Stato non esiste. Quelli che fanno poco o niente perché lo Stato funzioni meglio, sia più efficiente.
Lo scontro nei media, nei luoghi di ritrovo, nelle piazze, ai bar si va radicalizzando. Ha già assunto una valenza politica esagerata. Si comincia a giudicare a prescindere, senza motivare, senza argomentare, senza approfondire.
Sembra che qualcuno abbia ordito questa azione divulgativa , tale è diventata, per generare confusione per indurre i più ad interessarsi di un caso che è rilevante per una ristretta cerchia di persone. Abbiamo visto in passato e vediamo costantemente che non è importante l’oggetto del discutere ma il discutere per attirare l’attenzione, di chi non sempre ha il tempo, gli strumenti, la pazienza di approfondire, di farsi un’idea di prima mano di come sono accaduti i fatti.
Le strade per me sono due:
La prima è quella di voler capire la vicenda dall’inizio alla fine senza filtri. In maniera diretta. Documentandosi.
La seconda è lasciare il caso alla sua naturale evoluzione, senza soffiare sul fuoco, senza parteggiare a prescindere. Una sentenza di terzo grado c’è stata. La moglie del reo sembra voglia, o lo abbia già fatto, percorrere la strada della richiesta di grazia e ne ha il diritto. Il Ministro della Giustizia è tornato sui suoi passi dopo una iniziale ansia da prestazione. Il Presidente della Repubblica, con il suo ruolo di Super Partes riconosciutogli dagli italiani, ci tutela e ci garantisce. Attendiamo gli esiti.
Altre soluzioni io non ne vedo da percorrere. Comunque ognuno può liberamente esprimersi al riguardo, tutelato dalle nostre istituzioni, dall’art. 21 della Costituzione.
L’importante che non ci si lasci a demagogici e sguaiati commenti, classici di tantissimi leoni da tastiera e spesso frutto di un retroterra ideologico stantio e maleodorante. Ci si confronti in maniera educata con i tanti strumenti che sono ancora disponibili nel nostro democratico Paese.