
IL BAGLIORE DI HIROSHIMA “Signor Presidente,le mie mani sono sporche di sangue” di Gianfranco Gambucci
Condividi articolo
IL BAGLIORE DI HIROSHIMA
“Signor Presidente,le mie mani sono sporche di sangue”
La frase è di Julius Robert Oppenheimer, fisico statunitense e direttore del “Progetto Manhattan” ed è rivolta al Presidente degli Stati Uniti Harry S.Truman in un colloquio tra i due svoltosi nell’ottobre del 1945. L’ex vice Presidente Truman assunto agli onori della storia per aver odinato, in qualità di Presidente degli States, il lancio di “Little Boy” il 06/08/1945 alle 8,15 su Hiroschima. Il Presidente risponde infastidito a quella affermazione definendo un “Piagnone” il fisico tedesco.
Truman è diventato Presidente degli Stati Uniti d’America il 12 aprile del 1945 a seguito della morte improvvisa di Franklin Delano Roosevelt, neanche quattro mesi prima dal quasi totale annientamento della città di Hiroschima ad opera di un manufatto dall’ involucro in ferro del peso di circa 60 Kg e dal nome aggraziato di “Lyttle Boy”, sganciato da un bombardiere americano B-29 con dodici uomini a bordo, Nome di battesimo “ Enola Gay” (nome di battesimo della madre del Colonnello Paul Tibbes, comandante in capo del velivolo); che aveva accanto altri due bombardieri : “The Great Artiste” e “Necessary Evil” (quest’ ultimo, in italiano “Male Necessario” adibito alla produzione della documentazione fotografica dell’evento prodotto da “Little Boy” al suo quasi toccare il suolo e nei minuti successivi.
Una succinta biografia di Truman segnala che è nato in Missouri, partecipa alla Grande Guerra con il grado di Maggiore, Senatore democratico nello stesso stato, Diventa vice presidente di Roosevelt ; il suo nome è accostato alle due bombe atomiche lanciate sui cieli del Giappone, al Piano Marshall, all’inizio della Guerra tra la Corea del Sud e quella del Nord.
E’ quindi l’unico uomo al mondo che può vantare il “merito” di aver autorizzato il lancio di due ordigni atomici (per ora e speriamo per sempre) nei cieli a sud del Giappone. La storia non è particolarmente generosa con Truman. Poche sono le motivazioni a suo favore descritte per aver compiuto il fatto e di scarsa consistenza. Diverse sono quelle contrarie: Al Giappone era stato intimato di arrendersi e di cessare la guerra, La Russia aveva dichiarato guerra al Giappone ed era entrata il 20 Aprile a Berlino abbattendo le residue resistenze tedesche. (i Tedeschi erano, forse, al tempo i principali concorrenti degli States nella ricerca spasmodica di far brillare l’uranio “arricchito”). Le truppe alleate liberavano progressivamente i paesi già sconfitti, escluso il Giappone che ancora resisteva seppur con consistenti contraddizioni interne.
Perché quell’uomo e parte della struttura militare del suo paese, hanno quindi dato quell’ ordine di distruggere vite umane inermi, di limitare il vivere di quelli che chiamare sopravvissuti è un eufemismo?. Perché hanno distrutto, spesso liquefacendoli, animali, piante, costruzioni in legno ma anche in cemento, per chilometri e chilometri da dove è caduto “Lyttle Boy”? Perché hanno ipotecato in maniera irreversibile il tempo che restava da vivere a tanti normali cittadini che ogni giorno facevano cose normali, con la sola colpa che respiravano finché ce ne era da respirare.
Oggi sono ottantauno anni che quel fatto è accaduto, che quel fungo, generato da qualche chilo di Uranio 235 “arricchito”, si è prodotto ed è rimasto a mezz’aria per diverso tempo.
Ed è doveroso a, distanza di questo lasso di tempo, in cui il mondo ha sempre guerreggiato più o meno intensamente, riflettere sull’ accaduto, soprattutto riflettere su quello che può nuovamente accadere in quel modo ma anche in maniera infinitamente più intensa.
Oggi, sei agosto, se leggiamo le notizie che i diversi media ci sbattono in faccia ogni secondo, ci rendiamo conto che siamo sull’orlo di un baratro di cui non riusciamo a vedere il fondo. Il baratro è rappresentato anche e soprattutto da tanti, troppi uomini di potere che sembra abbiano perso il contatto con il mondo circostante.
Uomini che come Truman ed i suoi generali nel 1945, si trovano a gestire cose più grandi di loro, a rispondere agli eventi con mezzi sproporzionati, ad esercitare, il potere in modo non coerente con il ruolo che ricoprono. Tutti questi sono da censurare, da contenere nelle loro pulsioni distruttrici. Da non assecondare nelle azioni insensate che intraprendono e spesso portano a compimento.
D’altra parte non possiamo invece censurare uomini come Oppenheimer, come Einstein, Fermi, ecc. ecc. che fanno della scienza spesso la loro ragione di vita. Che operano per il progresso della conoscenza pur consapevoli che il prodotto del loro lavoro può essere, mal interpretato, mal utilizzato, sfruttato. Uomini che simili agli altri uomini, a quelli che incontri per strada vanno protetti, difesi, aiutati a vivere tra gli altri e con gli altri. Uomini che saprebbero riconoscere il sangue sulle loro mani e che cercano di non produrne né il sei agosto, né in nessun altro giorno dell’anno.