
COMUNQUE E’ NECESSARIO PARTIRE DAI PROGRAMMI ANCHE E SOPRATTUTTO IN ITALIA- Pensieri e proposte di Gambucci Gianfranco
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Ieri riflettevo sulla vittoria del NO al referendum confermativo di qualche mese fa e mi è venuta l’idea di curiosare nel mio archivio incartonato che tengo in soffitta per analizzare i diversi esiti dei precedenti referendum e magari capire qualcosa di più sul bellissimo risultato conseguito il 22 e 23 marzo scorso.
Nello scartabellare tra i polverosi ritagli di giornale, le riviste, gli appunti confusi, le statistiche di preparati studiosi delle varie consultazioni elettorali, mi è capitato tra le mani una specie di inserto di giornale datato 06 dicembre 1995. Erano le 88 tesi programmatiche definite per le elezioni del 1996, le cosiddette “Tesi dell’Ulivo”.
Ho sfogliato quelle pagine con un certo interesse. E’ rimasto in me un ricordo molto nitido di quella fase politica e di quel programma che fu uno dei presupposti per la vittoria delle elezioni politiche del 1996.
Leggendo qua e là notavo ancora l’attualità di quelle tesi in tante loro parti , i punti ambiziosi ancora non realizzati (tanti), ancora in sospeso (altrettanti) . Alcuni non più al passo con i tempi (pochi). Altri ancora facenti parte del nostro vivere quotidiano per effetto dei provvedimenti di legge adottati.
Notavo l’assenza di alcuni nuovi valori politici che sono emersi nei trenta anni trascorsi da quella avventura politica che si è interrotta malamente nel 2008. Il progressismo politico del centro sinistra ha continuato a lottare, a produrre cultura, a governare un paese che dopo la caduta del muro di Berlino ha cambiato pelle. Lo ha fatto spesso insieme ad altri di estrazione politica diversa soprattutto nei momenti economico/sociali difficili che si sono susseguiti dall’inizio degli anni 2000. Ha fatto opposizione a forze conservatrici che hanno a loro volta guidato il paese per periodi di tempo considerevole. Spesso con il nuovo che avanzava in maniera scomposta ed approssimativa. Un nuovo complicato da governare, per le tante anime presenti nel centrosinistra, ciascuna pronta, a difendere le proprie posizioni, a piantare la propria bandierina. A volte costrette a piantare la bandierina per sopravvivere, per esercitare quel potere che, se a destra compatta i diversi orientamenti, a sinistra lacera, distrugge i diversi tentativi di chi con lungimiranza e competenza lavora ed ha lavorato per compattare, per unire, per portare avanti una politica veramente progressista, egualitaria ed equa , nell’interesse della collettività tutta.
Le tesi non dedicavano una particolare attenzione alla politica estera ma in trenta anni il mondo si è definitivamente globalizzato, l’economia e in particolar modo la finanza si sono, soprattutto loro, globalizzate. La geopolitica da un quasi soporoso stato determinato dalla divisione del mondo in due blocchi monolitici o quasi (comunque le guerre siamo riusciti a farle sempre e quasi ovunque) è impazzita come la panna in un frullatore. Siamo entrati in una fase internazionale così dinamica che, oltre ad assistere alla moltiplicazione delle guerre, qualcuno si permette di dileggiare o disconoscere realtà come l’ ONU, dichiara “Il diritto internazionale sono io” , crea le premesse per aumenti indiscriminati delle materie prime (petrolio, gas, grano ecc. ecc. ).
Altri invadono impunemente paesi ricchi di risorse in nome di non so quale diritto, altri ancora continuano a sterminare popolazioni inermi per difendere le loro scellerate politiche interne di puro potere personale.
Quindi rispetto agli anni novanta anche la politica estera del nostro paese è cambiata e si è adattata, obtorto collo, al nuovo contesto internazionale.
Ma conviene ribadire alcuni principi che al momento sembrano irrinunciabili: Condivisione dell’art. 11 della nostra Costituzione (L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa….e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizione di parità con gli altri Stati , ….un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.). Si quindi alla difesa comune. Si al primato del diritto internazionale.
L’Europa è fondamentale per il perseguimento di questi obiettivi, anche se sino ad ora non ha certo brillato per l’incisività della sua azione nel contesto internazionale. L’Italia è tra i fondatori della Comunità Europea e deve far sentire la sua voce in maniera chiara e netta perché l’Europa, nello spirito del Manifesto di Ventotene, porti avanti le istanze umanitarie di pace e giustizia, non rinunciando ai propri diritti e difendendo in maniera appropriata la libertà dei suoi cittadini, conquistata con enormi sacrifici anche di vite umane nel secolo appena trascorso.
La nostra politica estera va quindi ulteriormente adeguata, integrata , migliorata, in parte riscritta. E questo potrebbe essere uno dei cardini, uno dei punti di partenza della stesura di un nuovo programma progressista.
L’obiettivo quindi è quello di ottenere un risultato il più omogeneo possibile, nell’interesse degli italiani e forse anche grazie alle nostre doti di dialogo, di confronto, di diplomazia, nell’interesse dell’Europa di cui siamo convinti sostenitori e del mondo intero che ci vede ancora tra le prime potenze politico/economiche globali. Nel secondo dopoguerra le nostre istituzioni hanno resistito ai diversi tentativi di destabilizzazione interna che si sono verificati, mantenendo in politica estera una posizione non sempre totalmente indipendente ed autonoma, pur nella leale e fattiva adesione ad organismi sovranazionali come Europa, Onu, Organizzazione Mondiale della Sanità, Nato ed a tutti gli altri organismi di loro derivazione.
E poi avanti a discutere insieme su un programma che comprende a mio avviso altri punti essenziali e qualificanti:
Lavoro: fulcro dell’articolo uno della Costituzione repubblicana con tutte le sue implicazioni e connessioni. Tutte le parti del programma che seguono non possono prescindere dal lavoro, valore necessario e preminente in ogni punto programmatico sottostante e soprattutto essenza di ogni attività umana, con i suoi problemi e con le sue difficoltà . Il lavoro, da solo, potrebbe riempire un programma pluriennale. Le normative attuali, spesso confliggenti tra loro, spesso obsolete, spesso inefficaci, in un mondo sempre più veloce nei cambiamenti, devono essere superate da norme organiche, chiare, attente alle diverse forme di lavoro. Forme di lavoro subordinato, autonomo, imprenditoriale, volontario, tutte forme da normare e regolare anche grazie alla presenza di corpi intermedi che creino le condizioni per facilitare la risoluzione di eventuali conflitti. E’ indiscutibile che ogni forma di lavoro è soggetta a tassazione, più o meno marcata, secondo i chiari principi costituzionali. E’ indiscutibile che non si possa lavorare per un salario al di sotto del quale la penosità del lavoro stesso diventa insopportabile e soprattutto insostenibile. Il valore del lavoro deve garantire dignità alla persona che lo presta. Dall’altro lato il possesso degli altri fattori della produzione da parte di chi intraprende, combinandoli tra loro, deve comunque ricordarci che essi vanno remunerati con equità e che il lavoro imprenditoriale, fondamentale per lo sviluppo economico, comunque non può essere remunerato oltre un certo limite, come invece avviene in tantissimi paesi democratici e non. Una menzione a parte riguarda il lavoro prestato nel terzo settore. Lavoro prestato molto spesso in forma volontaria e gratuita che va stimolato, protetto e difeso perché produce ricchezza pura che automaticamente si redistribuisce in un processo quasi sempre circolare e che troppo spesso compensa inefficienze e mancanze che pubblico e privato non sempre riescono a garantire.
Giovani e meno giovani, fragili ed esclusi; apparentemente diversi, per le loro caratteristiche non conformi agli stereotipi a volte prevalenti in alcune frange della nostra società, legate ad un idea conservatrice dell’Umanità che non è mai esistita nella realtà.
Sanità volta a garantire un uguale trattamento a tutti i cittadini al di là del della capacità economica e del domicilio, con sempre più risorse vere alla sanità pubblica, e con l’ottimizzazione della spesa attuale attraverso la revisione di procedure e programmi volti a perseguire obiettivi politici chiari e definiti. Il tutto salvaguardando la propria libertà individuale di chi vuol intraprendere nel settore a patto che non si costituiscano o si continuino a sfruttare rendite di posizione ed a patto che gli investimenti avvengano con l’impiego di capitali di sana provenienza. L’attività privata deve essere sussidiaria all’azione svolta dal pubblico. La Sanità, come del resto, l’istruzione ed il lavoro, in senso lato, devono essere considerati e sono diritti universali e come tali richiedono, da parte delle istituzioni, l’impiego di risorse tali da garantire un livello di benessere individuale e collettivo più che dignitoso per la totalità dei cittadini.
Scuola di ogni ordine e grado e Università, con particolare attenzione a quella pubblica nella destinazione delle risorse. Nel rispetto delle libertà garantite a tutti indistintamente, a concorrere a formare i futuri cittadini e quelli già in età matura che vogliano accrescere le proprie conoscenze, per magari affrontare con mezzi adeguati le nuove sfide che il progresso impone. Le istituzioni pubbliche devono regolamentare gli aspetti che garantiscano una reale libertà di funzionamento del mondo della scuola. Perseguire pari capacità educative e formative tra le diverse scuole ed università. Stimolare e sostenere la ricerca. Favorire il progresso scientifico con adeguate risorse ed investimenti. Avendo sempre chiaro che la scuola pubblica è di tutti e la privata, se in alcuni casi può essere oggetto di sostegno da parte del pubblico, comunque deve sempre garantire standard di qualità assegnati e definiti dal pubblico interesse. E’ fondamentale il sostegno economico e sociale soprattutto ai meno abbienti, che hanno gli stessi diritti degli altri, affinché possano, anche loro, completare i corsi di studio che desiderano intraprendere e quindi a poter concorrere allo sviluppo del nostro paese.
Cultura atta a garantire libertà, pluralismo e sostegno a tutti quelli che la fanno nel nostro paese, nelle sue più diverse forme. Sostegno vero anche ai soggetti che a diverso titolo operano per la tutela e la salvaguardia del nostro patrimonio culturale. Facilitazione nella fruibilità dell’ imponente patrimonio artistico, che il nostro paese vanta, per tutti, siano essi domiciliati o meno nel Belpaese. A questo proposito si deve porre particolare attenzione allo sviluppo sostenibile , alla promozione ed alla regolamentazione del Turismo che favorisce la valorizzazione e la fruibilità dei nostri beni culturali ed ambientali.
Agricoltura, industria, commercio, con le loro peculiarità. Settori economici che, nel tempo, si sono trasformati alla radice per effetto del progresso tecnologico e non. Settori che hanno addirittura generato nuovi settori fondamentali per la vita attuale ma che rimangono la struttura portante del vivere quotidiano di ogni essere umano. In tutti i settori menzionati c’è costante bisogno di rivedere norme ormai superate per rimuovere gli ostacoli che rallentano il loro sviluppo ecosostenibile. La politica deve governare i processi e le procedure atte a promuovere in modo armonico tale sviluppo nel rispetto dell’ambiente e del comune vivere civile.
Da alcuni anni ha assunto una rilevanza sempre più ampia il problema dell’approvvigionamento e della commercializzazione dell’ energia. Già da quando un piccolo bireattore proveniente dalla Sicilia, si schiantò, in una nebbiosa mattina autunnale, nella Pianura Padana, il problema esisteva. Oggi ha raggiunto un livello di problematicità elevatissimo, tale da mettere in discussione gli equilibri economici di paesi interi con l’inflazione che genera ed i bilanci di imprese e famiglie che quadrano sempre meno per effetto di questa variabile economica impazzita.
Intanto sarebbe necessario un disallineamento o disaccoppiamento tra il prezzo del gas ed il prezzo dell’energia elettrica, in modo da pagare almeno l’energia elettrica secondo il prezzo che si forma in base alla fonte che la produce o al mercato dove si acquista. Siamo indietro sulle fonti rinnovabili ma tra l’idroelettrico, il solare, l’eolico qualcosa nel nostro paese esiste ed è consistente. Il disallineamento favorirebbe la formazione di prezzi diversi sul mercato interno e limiterebbe le speculazioni che a loro volta generano extraprofitti. Gli approvvigionamenti sui mercati esteri di energia elettrica, comunque, sono a prezzo inferiore a quello dell’energia prodotta con il gas. Quest’ultimo comunque risente, in Italia, delle instabilità politiche internazionali (non ne abbiamo o ne abbiamo pochissimo); è quindi conveniente orientare gli investimenti pubblico/privati sull’elettrico che è più governabile.
Un discorso a parte merita il nucleare nel quale in passato abbiamo buttato soldi. La fusione nucleare è lontana. La fissione ha generato e genera scorie che il nostro paese, pur non avendo impianti funzionanti, ha prodotto ed ancora non hanno trovato un sito definitivo per smaltirli.
Gasolio e benzina sono fonte di entrate fiscali rilevanti, ma i prezzi degli ultimi tempi sono insostenibili. C’è da lavorare sulle accise, se il bilancio statale lo permette. C’è da lavorare sulla filiera approvvigionamenti, trasformazione, commercializzazione. In questo caso bisogna adottare provvedimenti volti all’abbattimento di rendite di posizione che il mercato genera. Controllare i prezzi interni magari con il blocco temporaneo dei prezzi alla pompa (i prezzi salgono quando il petrolio aumenta e non diminuiscono quando il petrolio cala). L’adozione di un prezzo amministrato alla vendita, seppur auspicabilmente, per periodi brevi ha un effetto positivo anche sull’iva che genera, contenendola.
Finanza e gestione economica statale da amalgamare con quella privata e con quella delle tante realtà socio economiche situate a metà strada tra lo stato ed il privato. L’amalgama, difficile da perseguire e da ottenere, anche per i fattori esogeni che influenzano la nostra economia, va comunque ricercato attraverso norme volte a perseguire il benessere della persona, l’equità nel trattamento dei vari soggetti che partecipano alla produzione del reddito, l’applicazione dei principi costituzionali in materia di tassazione del reddito.
Ambiente con tutto quello che ne consegue. Rispetto, Attenzione, Cura, ecc. ecc. Sintetizzare il punto rimane apparentemente difficile ma in questo caso giochiamo in casa e non in trasferta come sulla politica estera. Le diverse posizioni per definire il programma sono più apparenti che reali. Ci dividono distanze abissali dai conservatori che tutto sono fuorché conservatori in materia ambientale, ci uniscono anni di esperienze, di studi di conoscenze. Le risorse scarse a disposizione , qualche speculazione di troppo, qualche mala gestione politica, qualche gestione non trasparente (e usiamo non trasparente come un eufemismo) non hanno permesso di conseguire già risultati significativi. Qualcosa si è fatto (poco) ma tanto rimane da fare. Sempre più impellente è l’esigenza di adottare politiche adeguate ai problemi ambientali, in tutto il paese e nel resto del mondo.
Giustizia; la riforma bocciata non certo risolveva le difficoltà del nostro sistema giudiziario. Rimangono comunque aperti problemi che chi ha votato NO conosceva e conosce. Carenza di personale, chiusura di sedi, reti telematiche obsolete o fatiscenti, Mancanza di spazi operativi. La tripartizione dei poteri (legislativo, esecutivo e giudiziario ) garantisce alla magistratura una autonomia indiscutibile. Comunque il giudice risponde alla legge. Qualcuno, a tratti, ha confuso o confonde il potere legislativo con quello esecutivo e pensa che le Leggi le possa fare chi governa obbligando il Parlamento alla sola ratifica. Addirittura alcuni pensano che i giudici debbano essere subordinati al potere esecutivo o comunque a sue propaggini. Il nostro programma, nel rispetto della Carta Costituzionale, deve riconoscere, senza se e senza ma, il ruolo centrale ed insostituibile della Magistratura nell’ amministrazione della Giustizia e nell’applicazione delle Leggi. Il legislatore deve produrre leggi coerenti con la Carta Costituzionale, magari dopo aver valutato l’applicabilità delle leggi stesse, previo parere/confronto con la Magistratura. E’ obbligatorio evidenziare nel programma lo stato del sistema carcerario italiano che versa in condizioni pietose. In questo caso non si può parlare di terzomondismo ma di quartomondismo, di quintomondismo se esiste. Urge affrontare il problema in forma prioritaria con norme adeguate. Magari volte a ridurre la concentrazione della popolazione carceraria, con una edilizia carceraria moderna ed efficiente, con l’incremento del personale addetto, con la depenalizzazione di reati creati spesso ad arte per confondere una opinione pubblica non sempre attenta e interessata a problematiche che non la toccano.
Semplificazione amministrativa e sburocratizzazione. Problema annoso e di difficile soluzione che marginalizza sempre più persone ed imprese. Il PNNR ha messo a disposizione risorse per la soluzione del problema. Qualcosa è stato fatto ma le energie da dedicare al riguardo devono essere moltiplicate. Giustizia, scuola, sanità, aziende, cittadini soprattutto anziani quindi la quasi totalità dei settori pubblico/privati si scontrano e si confrontano ogni giorno con la burocrazia. Il confronto è impari per le difficoltà connesse a procedure e programmi complessi. Le soluzioni passano per una formazione sempre più puntuale di tutti i cittadini da parte dello Stato. Da quelli più scolarizzati a quelli meno scolarizzati. Dal sostegno alle categorie più svantaggiate a quelle meno istruite e meno giovani con l’implementazione di servizi erogati da enti o strutture ad hoc, volti soprattutto ad evitare che i più siano esclusi dal vivere quotidiano. Dalla eliminazione di procedure ridondanti, incomprensibili e soprattutto inefficaci . Dalla fornitura di strumenti idonei a favorire corretti e semplici rapporti soprattutto con la pubblica amministrazione. Dalla creazione di percorsi diversi per il perseguimento di dati obiettivi a seconda del soggetto che li persegue con le sue peculiarità e caratteristiche che vanno individuate e rispettate. Dall’utilizzo di programmi e procedure flessibili e di qualità che riducano il gap tra chi chiede e chi deve dare un servizio della più diversa natura.
Informazione e comunicazione: anche sotto questo profilo abbiamo fatto passi all’indietro, giravolte, siamo regrediti a livello di paesi non democratici, per gli effetti distorsivi generati dalla concentrazione eccessiva nelle stesse mani di mezzi di comunicazione i più diversi e quindi con proprietà che dettano le linee editoriali a loro piacimento, E’ probabile che qualcosa vada rivisto anche dal lato di chi le notizie le raccoglie, le valuta, le seleziona, le diffonde perché anche in questo campo troppo spesso la deontologia professionale lascia ampi spazi ad una cultura efficientista, di sudditanza ed a tratti ideologica in senso lato che ha contribuito negli ultimi anni a farci guadagnare il titolo di terzomondisti nel campo dell’informazione. E’ urgente, per esempio, intervenire soprattutto per regolamentare la problematica connessa alle Querele Temerarie che rappresentano una limitazione inaccettabile all’esercizio della professione di giornalista per i rapporti di forza in certi casi altamente squilibrati tra le parti.
Intelligenza artificiale: la nuova frontiera del sapere. Benedetta e maledetta a seconda delle situazioni in cui si genera ed in cui viene utilizzata. In mano a soggetti di cultura e di mezzi notevolmente superiori alla quasi totalità della restante parte del genere umano. Al centro di discussioni e confronti di alto livello, tese a valutarne l’impatto sul genere umano e forse su tutto il pianeta, se non oltre. In un programma come questo risulta difficile prevedere norme e provvedimenti atti a regolamentare tale materia che muta a grande velocità. E’ chiaro che il fenomeno va monitorato, anche e soprattutto da chi è competente e poi da chi governa, sempre con maggiore attenzione. Va analizzata e se possibile regolamentata la concentrazione di studi e conoscenze nelle mani dei pochi che hanno i mezzi per gestirla. Anche se sembra necessario, dal punto di vista politico, lavorare per creare organismi globali che possano affrontare il problema ed indirizzarlo nella giusta direzione, pur consapevoli delle difficoltà che altri organismi internazionali stanno attraversando.
E poi chi più ne ha più ne metta per concorrere a perseguire un vero progressismo in campo politico e soprattutto socio/economico, nel rispetto dei principi di uguaglianza e di libertà che appartengono a tutti.
Cerchiamo di costruire un bel programma armonico, coerente, leggibile e comprensibile a tutti.
Dobbiamo scegliere le persone che vorranno e dovranno interpretarlo e metterlo a terra, che dovranno attuarlo e per quanto possibile adattarlo ad una realtà del nostro paese sempre più complessa e sempre più interdipendente con le altre realtà internazionali. Di persone capaci ce ne sono; di giovani e meno giovani preparati a queste sfide ce ne sono.
Ancora un po’ di tempo c’è per scegliere le persone, il tempo per la definizione del programma su cui riconoscersi è quasi scaduto.