
PROSPETTIVE E PROBLEMI A PETRIGNANO articolo a cura di Gambucci Gianfranco
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Petrignano è un ridente paesotto sulle rive del Chiascio, con i suoi oltre quattromila abitanti. Oggetto di contese non cruente tra Perugia ed Assisi. Forse fondato da Monaci dell’Abbazia di San Pietro in Perugia, in un lontano medioevo cresce sotto l’egemonia di Assisi, che nel tempo ne assume il governo e ne decreta indirettamente la storia.
Ma noi qui non vogliamo attualizzare la lunga storia di Petrignano, vogliamo parlare del paese come vive oggi. Perché Petrignano vive, con le sue luci, forse parecchie, e con le sue ombre che troppo spesso non permettono a questa bella comunità di esprimere tutte le sue potenzialità e capacità in maniera appropriata. Vive comunque un momento di affanno, di difficoltà, di crisi. Almeno a detta della gran parte degli abitanti.
Sono saltati alcuni schemi sociali, alcuni riferimenti collettivi, la soddisfazione ed il piacere di chi viveva il paese anche dopo lunghe e faticose giornate di lavoro. Elementi che lo avevano fatto crescere nel dopo guerra, soprattutto dopo il 1957, quando una Legge nazionale riguardante alcune fasce marginali del Comune di Assisi aveva favorito l’insediamento di complessi industriali che vivevano in simbiosi con un tessuto artigianale e commerciale di indubbio valore.
La crescita demografica non sempre ha favorito l’integrazione sociale; lo sviluppo edilizio, a volte dettato da logiche prettamente economiche, ha comunque permesso a quasi tutti di farsi una casa; la crescita del reddito pro capite, dovuto al lavoro creato nella frazione ed al lavoro prestato fuori da Petrignano, ha arricchito una parte dei laboriosi abitanti o quantomeno ha garantito un livello di vita soddisfacente ai più; non ha distribuito a tutti ma anche quelli che avevano poco a Petrignano vivevano decentemente. La scolarizzazione ha migliorato le condizioni di vita dei cittadini anche se in paese si poteva solo ultimare la scuola dell’obbligo. Le scuole superiori e l’Università, nonostante le scomode reti di collegamento stradale e la mancanza quasi totale delle reti di collegamento pubbliche; erano, per quelli che volevano o potevano, raggiungibili.
Il Comune ha investito fondi pubblici nelle forme e nei modi che venivano e vengono utilizzati ancora oggi negli enti pubblici. Strade di penetrazione, concorso in urbanizzazioni prevalentemente private, nidi in origine poi riconvertiti a strutture sanitarie, centri di aggregazione sociale, ora troppo grandi ed ora troppo piccoli. Palestra, scuola materna, scuola media, scuola elementare ristrutturata, campo sportivo diventato stretto ma comunque dotato, a suo tempo di un manto sintetico (il top, a detta di alcuni, per il momento in cui si è deciso). Ma nessuno degli eletti nelle diverse consultazioni elettorali del Comune di Assisi, si è preoccupato di privilegiare prevalentemente i contenuti a detrimento dei contenitori seppur indispensabili, necessari e utili. Tutti, nell’ amministrare, non si sono accorti che progressivamente i bar chiudevano, i generi alimentari, la frutta, la biancheria intima si andavano a comprare ai grandi magazzini e quindi chiudevano anche alcune drogherie, i negozi di abbigliamento, le edicole si riducevano di numero, la piazza, le vie si svuotavano di attività commerciali. L’ espansione edilizia ci faceva vedere sulle tavole redatte da valenti urbanisti che si sarebbero costruite strade collegate tra loro, parcheggi con numerosi stalli, aree verdi attrezzate. Poi i costi delle opere da realizzare imponevano tagli ai bei progetti illustrati in precedenza. Tagli non lineari che andavano ad incidere sulle strade di collegamento, sulle porzioni di parcheggi, su interi parcheggi magari strategici per tener aperto qualche negozio o per non incorrere in una multa quando si va a comprare il giornale o si va in tabaccheria. Ad onor del vero, comunque, le diverse amministrazioni che si sono succedute nel tempo, qualcosa hanno fatto, limando, tagliando, modificando, cancellando in tutto o in parte progetti presentati con squilli di trombe e poi raffazzonati magari con costi duplicati se non peggio.
Cosa manca quindi a Petrignano? Apparentemente niente, qualcosa che non serve , forse avanza qua e là ma, qualcosa manca: il completamento del “Campo Grande” per il quale dagli anni settanta tutte le amministrazioni si sono prodigate a fare promesse e a scandire scadenze mai mantenute. Il vincolo dei nuovi piani edilizi che prevedano il completamento degli spazi già resi edificabili (e sono tanti) ma che blocchi il consumo del suolo agricolo per fini edificatori. Manca la volontà amministrativa di favorire la ristrutturazione di vecchi opifici industriali e di caseggiati fatiscenti. Un percorso verde dedicato, magari lungo il Chiascio, già vagamente tracciato da qualcuno, negli anni passati, che possa magari collegare Petrignano con Torchiagina a Nord e con Bastia a Sud. Accessibile a podisti, ciclisti e a chi passeggia per respirare. Mancano reti telefonico/telematiche per collegare il paese nelle sue varie parti e con il centro dove è ubicata la Stazione dei Carabinieri. Questo per concorrere a neutralizzare il fenomeno dei furti e del consumo della droga. Ma anche per attutire le paure che ognuno porta dentro di sé per effetto di una informazione molte volte gridata e non corrispondente in molti casi al vero, che si percepisce anche Petrignano.
Manca un centro di aggregazione, una realtà intermedia degni di questo nome, sia per consistenza che per il fatto di esistere e farsi sentire. Tante sono le sedi, le piazze, gli spazi verdi ove si svolgono attività da parte di istituzioni, associazioni, gruppi. Ciascuno per conto suo, spesso con risultati brillanti, ma che non concorrono a far sentire Petrignano un paese coeso e compatto, accogliente, che nel rispetto delle diverse sensibilità, riesce ad essere un tutt’uno, pronto a relazionarsi con le altre realtà, a ritrovare o a trovare l’orgoglio di essere la seconda frazione del Comune per numero di abitanti. E’ doveroso comunque segnalare che negli ultimi tempi quella che sopra abbiamo chiamato crisi (parola di origine greca, Krisis in latino , nella lingua attuale: momento cruciale di passaggio, scelta ecc. ecc.) sembra che sia percepita nella sua accezione più profonda da tutto il paese. Non a caso sono ripresi i contatti tra alcune associazioni prima e tra quasi tutte poi. Si sono fatte riunioni presso la Proloco, cene alla festa patronale. La Proloco coordinerà questi momenti avendo messo in calendario riunioni a fine agosto, primi di settembre con gli abitanti di Petrignano e con l’Amministrazione Comunale di Assisi.
Quindi il Comune, che seppur in tutt’altre faccende è affaccendato, deve ascoltare le richieste, le esigenze, le istanze del paese intero e tradurle, per quanto di sua competenza, in atti concreti. Pena la bocciatura nelle verifiche che prima o poi arriveranno.