
Assisi Città del mondo e Rapporto delle Nazione Unite sul cambiamento climatico, San Francesco e la salvaguardia del Creato di Nazzareno Stazi
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È stato pubblicato lo scorso 2 settembre il nuovo Rapporto delle Nazioni Unite sul cambiamento climatico, intitolato Limiting Overshoot (“Arginare lo sforamento della soglia limite”), a cura del Programma Ambientale delle Nazioni Unite (UN Environment Program – UNEP) e dedicato all’analisi della situazione climatica globale.
Il Rapporto mostra inequivocabilmente che il superamento della soglia di 1.5° rispetto alle temperature pre-industriali è ormai inevitabile e avverrà nel giro di pochi anni.
Questo limite era stato fissato dall’Accordo di Parigi sul clima del 2015, il trattato sul cambiamento climatico firmato da quasi tutti gli Stati membri delle Nazioni Unite mirante a fermare l’aumento delle temperature globali.
Nel documento si asserisce che l’unica strada ormai percorribile resta quella di ridurre quanto più possibile la durata del periodo di sforamento per dare così inizio a un graduale ritorno alle temperature pre-industriali. L’unico modo per garantire questo processo consiste nel taglio immediato e sostanziale delle emissioni di gas-serra (tra cui il metano), accompagnato da pratiche ambientali sostenibili come l’afforestamento (il ripotenziamento ambientale delle zone forestali). Nel frattempo, alle comunità e alle economie di tutto il mondo è richiesto di portare avanti delle strategie di adattamento nei confronti dell’impatto del surriscaldamento globale sul pianeta.
Lo scenario alternativo, nel caso in cui non verranno prese delle drastiche misure di contenimento delle emissioni, prevede un inarrestabile innalzamento delle temperature, con effetti sempre più devastanti sulla vita sulla terra. Per questo, il Rapporto delinea una serie di strategie che dovrebbero essere perseguite da tutti gli Stati per far sì che le temperature tornino a ridursi, avviando un lungo processo di ritorno a una “normalità” ad oggi gravemente compromessa. In sintesi il Rapporto ONU/UNEP 2026: “Limiting Overshoot” costuito da scienziati e supportato da dati come qualsiasi uomo di scienza dovrebbe fare.
Ecco una breve sintesi del rapporto
Il documento ufficiale dell’UNEP sancisce un punto di svolta drammatico ma realistico nelle politiche climatiche globali: il superamento della soglia critica di +1,5 °C rispetto all’era preindustriale è ormai considerato inevitabile e imminente.
I dati congiunti del Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente (UNEP) e dell’Organizzazione Meteorologica Mondiale (WMO) certificano il sostanziale fallimento temporaneo degli obiettivi originari dell’Accordo di Parigi. La nuova priorità globale non è più prevenire il superamento della soglia, bensì gestire e limitare l’overshoot (lo sforamento) affinché sia il più contenuto e breve possibile.
- I Dati Chiave dell’Overshoot Climatico
- Inevitabilità dello sforamento: Vi è una probabilità stimata al 91% che almeno un anno tra il 2026 e il 2030 superi temporaneamente la soglia di +1,5 °C.
- Traiettoria quinquennale: Le proiezioni indicano una probabilità del 75% che l’intera media globale del quinquennio 2026-2030 si collochi stabilmente sopra la soglia stabilita dai trattati internazionali.
- Emergenza climatica attuale: Il periodo estivo del 2026 (giugno-agosto) si è già imposto alla pari con il 2024 come il più caldo mai registrato sul pianeta, confermando l’accelerazione del riscaldamento in atto.
- Il Principio dell’Isteresi (differenziale termico): “Il clima ha memoria”
L’isteresi climatica indica la dipendenza di un sistema climatico o ambientale dalla sua storia passata, per cui il ritorno a determinati valori di forzante (come la concentrazione di CO₂ o la temperatura) non corrisponde a un immediato ripristino delle condizioni ambientali o ecologiche originali.
Concetti chiave
- Memoria del sistema: Il clima e gli ecosistemi reagiscono con un ritardo o mantengono uno stato alterato (es. fusione di calotte glaciali, innalzamento del livello del mare o collasso di foreste pluviali) anche se la causa iniziale comincia a ridursi.
- Asimmetria del recupero: Ridurre le emissioni o rimuovere CO₂ dall’atmosfera non garantisce un ritorno lineare e speculare del clima o dei livelli di stress termo-igrometrico rispetto a come si erano manifestati durante la fase di riscaldamento.
- Implicazioni per le politiche climatiche: Gli scenari di overshoot (superamento temporaneo di soglie critiche come +1,5 °C) evidenziano che la sola mitigazione o rimozione della CO₂ potrebbe non bastare a evitare impatti prolungati, rendendo essenziali strategie mirate di adattamento
Molti dei danni causati durante il periodo di overshoot saranno irreversibili. Tra questi:
- L’innalzamento del livello dei mari.
- Lo scioglimento accelerato dei ghiacciai e della criosfera.
- I danni permanenti agli ecosistemi e la perdita irreversibile di biodiversità.
- L’aumento esponenziale di fenomeni atmosferici estremi (alluvioni, siccità prolungate, ondate di calore).
- Strategie d’Azione Proposte dall’ONU
Per evitare che l’overshoot si trasformi in una catastrofe permanente, l’ONU delinea una strategia simultanea divisa su tre direttrici obbligatorie:
- Decarbonizzazione Radicale alla Fonte
La riduzione immediata e drastica delle emissioni di gas serra resta la priorità assoluta. L’ONU sottolinea che nessuna tecnologia futura potrà sostituire la necessità di azzerare i combustibili fossili in tempi rapidi.
- Carbon Dioxide Removal (CDR)
Per assorbire l’anidride carbonica in eccesso e forzare il ribasso termico, la neutralità climatica non basta più: l’obiettivo deve diventare il raggiungimento di emissioni nette negative. Il piano prevede la combinazione di due soluzioni:
- Soluzioni basate sulla natura: Riforestazione massiccia, espansione dei polmoni verdi e ripristino ecologico dei suoli degradati.
- Soluzioni tecnologiche avanzate: Sviluppo e scaling industriale della cattura diretta della CO₂ dall’aria (DAC) e sistemi di bioenergia con cattura e stoccaggio del carbonio (BECCS).
- Strategie di Adattamento Obbligatorio
Poiché l’impatto climatico è già manifesto, gli Stati devono finanziare e implementare infrastrutture resilienti per proteggere le comunità locali, le economie e le catene di approvvigionamento agroalimentare dagli effetti dei picchi termici imminenti. Questo è il consiglio per salvare il salvabile o per ridurre l’impatto. Ma il problema è grave e ci appartiene come uomini, anzi ci obbliga a prendere atto di questo ultimo allarme esistenziale
A fronte di questo grido che dovrebbe suonare come una emergenza che ci appartiene, perché è in discussione la nostra stessa sopravvivenza, non mi sembra che nostri governanti siano consapevoli che è in gioco il futuro, il nostro e di quello dei nostri figli e, con loro, la vita sulla terra.
Ma noi cosa possiamo fare di fronte a tanta miopia, questi egoismi e incapacità dei potenti?
Poco o niente o possiamo dare qualche segnale partendo da un luogo simbolo di pace, fratellanza e soprattutto partendo da un luogo/emblema della “salvaguardia di tutte le creature” come Assisi città di San Francesco?
Nella ricorrenza e nel ricordo della morte di questa straordinaria figura che ancora attrae e ci affascina perché non dare vita a una iniziativa invitando pes i così detti potenti a riflettere insieme su queste problematiche che riguardano tutti e a prendere atto che il tempo sta finendo e che occorre fermare questo sviluppo basato solo su profitti e esercizio di potere?
Nel programma elettorale della coalizione che ha ottenuto più voti nella città serafica si parlava di Assisi come luogo che potesse parlare al mondo e a tutti gli uomini potenti e non.
Ora è arrivato il momento di lasciare alle spalle le piccole e miserrime diatribe localistiche e alzare la testa per parlare a voce alte e interrogare le coscienze degli uomini di tutto il mondo. Assisi lo può e lo deve fare in quanto non è un luogo qualunque, è il luogo che da oltre ottocento anni un poverello continua a parlare a tutti di ambiente, pace e creato…. Lo deve fare, ora o mai più.